La scelta del libro di Marzo

Via con le votazioni per il libro di Marzo. Gli incontri saranno il 2 e il 3 marzo. A breve ogni informazione sui luoghi che ci accoglieranno.

Mi raccomando, come sempre, scegliete bene! (Sondaggio in fondo all’articolo)

Senza Parole – St. Edward Aubyn

Una commedia degli equivoci che ha per protagonista il mondo letterario inglese (ma si può tranquillamente trovare un equivalente italiano per ogni personaggio). Seguiamo le avventure di una giuria sgangherata e improvvisata (un solo elemento su cinque capisce qualcosa di letteratura) che finirà per premiare un libro di ricette mandato al premio per sbaglio, e contemporaneamente quelle di un gruppo di scrittori che aspirano a vincere. La gloria, nell’iconologia moderna, è bendata come la fortuna e non arriva esattamente a chi la merita: per una serie di coincidenze, dopo sanguinosi litigi fra i giurati, strategie assurde e notti passate a contrattare, verrà incoronata una vecchia signora indiana (Zietta) che davvero non aveva intenzione di scrivere un romanzo, ma un semplice libro di cucina. Per quanto sia evidente che il suo discorso riguardi esclusivamente riso e spezie, tutti intorno a lei – editori, agenti e giornalisti – sembrano impazziti e si ostinano a trattarlo come un discorso letterario. E la commedia diventa un apologo amaro sull’incapacità di leggere, prima ancora che su quella di scrivere.

Lacci – Domenico Starnone

“Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie”. Si apre cosi la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all’inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent’anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale dell’abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.

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