La cena (letteraria) è servita: Lamento di Portnoy

Febbraio verrà ricordato non solo perché è il mese di Sanremo, ma soprattutto perché si è svolta la prima cena letteraria di #Lsow presso l’Osteria La Voliera .

Non per vantarci, ma siamo riuscite  a mettere insieme dieci persone al tavolo di uno dei ristoranti più romantici e d’atmosfera di Milano e farle parlare delle perversioni sessuali, masturbazioni continue e lamenti del Sig. Alex Portnoy.

In realtà, il  merito va tutto all’immenso, geniale Philip Roth che con uno stile narrativo che mette insieme materiale di  varia forme e dimensione, uno sopra l’atro, tenuto insieme dalla libera associazione, ha raccontato una chiaccherata fra il nostro protagonista  e il suo analista Spielvogel.

Tra una portata e l’altra e con un’iniziale timidezza, ciascuna lettrice ha potuto dire la sua. Chi arrossiva mentre leggeva il libro, chi rivedeva un po’ di sè nell’età adolescenziale nel rapporto morboso di Alex con i suoi genitori, chi cercava  di capire il perché non si legasse mai davvero ad una donna. Sarà stato forse un problema di maturità che lo ha bloccato ai suoi 9 anni, oppure al rapporto al limite dell’incestuoso con la sua madre “perfetta”?

Per non parlare del numero di volte in cui Alex si masturbava durante il giorno: qualcuno l’ha interpretato come gesto del protagonista di imbrattare tutto ciò che lo circondava, chi pensava fosse un gesto per dimostrare che era l’unica cosa che possedesse davvero.

Molte hanno sperato in una lenta maturazione e presa di coscienza da parte di Alex: fare pace con la religione ebraica, trovare finalmente la serenità accanto ad una donna degna della sua posizione sociale e di fronte a tutta la comunità ebraica.

Ma Roth ci ha soprese proprio all’ultima pagina.

Gli ingredienti di questo libro sono gli stessi che troveremo in opere più “mature” come “Pastorale Americana”: l’eterna lotta fra essere un bravo ebreo o un bravo americano, il riscatto sociale, il senso di colpa, il ghetto in cui gli ebrei si sono rifugiati per formare quella comunità che è spesso anche fonte di ansia da prestazione. E naturalmente la masturbazione. Ovunque.

Noi ci siamo divertite e alla fine abbiamo dovuto abbassare i toni della voce perché, talmente a nostro agio nel parlare delle varie perversioni sessuali di Alex, che i tavoli accanto avrebbero potuto non comprendere…

Bravo Roth che ha scritto tante oscenità usando l’ironia e le nevrosi del protagonista e brave noi che come sempre sprigioniamo energia ed entusiasmo da tutti i pori.

 

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