Compiti per le vacanze

Allora, prendete tutti il diario, lo aprire al mese di settembre e vi segnate queste date qui: lunedì 28 e martedì 29. Scrivete in cima al foglio “COMPITI PER LE VACANZE DI LASCIATE STARE OSCAR WILDE”.

Ora sapete le date dei nostri incontri di rientro. Quanto ai compiti, per la prima volta nella vostra vita, potete scegliere voi quali saranno. Quindi, manco a dirlo, VOTATE IL LIBRO PER GLI INCONTRI DI SETTEMBREEEEEEEEE. (sondaggio alla fine dell’articolo)

Fiori artificiali – Luiz Ruffato

Dopo un capodanno desolante e una vita trascorsa in giro per il mondo a cancellare le proprie orme, nel vano tentativo di dimenticare di non avere un luogo al quale fare ritorno, Dório Finetto decide di scrivere la propria autobiografia, ma ben presto si rende conto che la sua vita non è stata altro che un attento esercizio d’ascolto. Per scrivere il proprio passato non può, quindi, che raccontare le vite degli altri, richiamando alla memoria i tanti e spesso casuali e fugaci incontri che nel corso degli anni si sono susseguiti. Da Beirut a Buenos Aires, passando per Nordestedt, Montevideo e Dili, Dório Finetto ripercorre, così, la propria esistenza, guardandola riflessa nelle vite, sospese come ponti sull’abisso, di quanti ha saputo ascoltare.

 

Vedi adesso allora – Jamaica Kincaid

Nel romanzo che segna il suo ritorno dopo dieci anni di silenzio, Jamaica Kincaid, ormai lontana dai Caraibi, ci racconta la storia di un matrimonio, un matrimonio finito. Il suo, forse: l’epoca, la casa (nel Vermont), il marito (musicista), i figli (un maschio e una femmina), la professione della signora Sweet (scrittrice) corrispondono in tutto e per tutto alla vita reale dell’autrice. Come sempre, tuttavia, la sua corrosiva, inconfondibile prosa è più estranea all’autobiografismo di quanto non appaia a prima vista: la stessa Kincaid ha del resto dichiarato che “il protagonista di questo romanzo è il Tempo”. E si potrebbe aggiungere che un’aura mitologica e visionaria irradia da una narrazione che è come un’invettiva infuocata – e a tratti esilarante -, dove non a caso i figli della signora Sweet si chiamano Eracle e Persefone. Ma poiché la casa è “un carcere con la secondina dentro”, la moglie “quella brutta strega arrivata con la nave delle banane” e il marito “così piccolo che a volte la gente… lo scambiava per un roditore”, ci renderemo conto, pagina dopo pagina, che la signora Sweet, proprio come la Xuela dell'”Autobiografia di mia madre”, è soprattutto un’abitante di quell’inferno interiore che Jamaica Kincaid sa raffigurare in maniera inimitabile

 

 

 

Annunci

Commenta senza citare Oscar Wilde

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...