L’ultimo libro di questo anno assieme

Giugno sarà il mese del nostro ultimo incontro prima della cena letteraria durante la quale, per chi ancora non lo sapesse, parleremo de “Il processo” di Kafka.

Ma pensiamo prima al libro del mese di giugno; come sempre sarete voi a sceglierlo e, mi raccomando, sceglietelo bene!

Scomparso – Luiz Claudio Cardoso

Durante il regime militare in Brasile il padre del narratore, Tulinho, viene arrestato insieme alla moglie e alla figlia maggiore con l’accusa di complotto contro lo stato. In realtà egli ha solo aiutato a sopravvivere alcuni intellettuali dissidenti. A casa rimangono Tulinho, che ha solo sette anni, la secondogenita Dorado, di quindici e la fedele domestica Petrona.

 

Mi chiamo Lucy Burton – Elizabeth Strout

Da tre settimane costretta in ospedale per le complicazioni post-operatorie di una banale appendicite, proprio quando il senso di solitudine e isolamento si fanno insostenibili, una donna vede comparire al suo capezzale il viso tanto noto quanto inaspettato della madre, che non incontra da anni. Per arrivare da lei è partita dalla minuscola cittadina rurale di Amgash, nell’Illinois, e con il primo aereo della sua vita ha attraversato le mille miglia che la separano da New York. Alla donna basta sentire quel vezzeggiativo antico, “ciao, Bestiolina”, perché ogni tensione le si sciolga in petto. Non vuole altro che continuare ad ascoltare quella voce, timida ma inderogabile, e chiede alla madre di raccontare, una storia, qualunque storia. E lei, impettita sulla sedia rigida, senza mai dormire né allontanarsi, per cinque giorni racconta: della spocchiosa Kathie Nicely e della sfortunata cugina Harriet, della bella Mississippi Mary, povera come un sorcio in sagrestia. Un flusso di parole che placa e incanta, come una fiaba per bambini, come un pettegolezzo fra amiche. La donna è adulta ormai, ha un marito e due figlie sue. Ma fra quelle lenzuola, accudita da un medico dolente e gentile, accarezzata dalla voce della madre, può tornare a osservare il suo passato dalla prospettiva protetta di un letto d’ospedale. Lì la parola rassicura perché avvolge e nasconde. Ma è nel silenzio, nel fiume gelido del non detto, che scorre l’altra storia.

 

 

 

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