Interpretazione psicoletteraria dei problemi di cuore ovvero come la letteratura può segnare per sempre la vita di innocenti fanciulle

Oggi vi proponiamo un articolo divertente ma che al contempo potrà far riflettere tutte le ragazze affette dalla sindrome di Heathcliff. Lo ha scritto la nostra fedele lettrice Barbara Frigerio, nota gallerista milanese ed esperta di psicosi letterarie per vere Drama-Queen.

Interpretazione psicoletteraria dei problemi di cuore ovvero come la letteratura può segnare per sempre la vita di innocenti fanciulle.

Ogni volta che vi ritrovate a vivere un amore impossibile, complicato, fonte di sofferenze e drammi vi soffermate mai a pensare al perché non riusciate a dissociare la parola amore da quella di tormento, e non decidiate di svestire i panni di eroina gotica e immettervi in quelli di una donna di famiglia, ben pasciuta e serafica, seppur a volte un po’ annoiata? Forse se l’avete fatto avete iniziato, come Freud ci ha insegnato, a ripercorrere la vostra vita analizzando tutte le figure maschili che vi hanno accompagnato nella vostra crescita: un padre troppo presente? Troppo assente? Pochi amici? Troppi? Vi sentivate timide? Insicure? Brutte? Narcise od egocentriche? Avete subiti traumi infantili? No niente di tutto questo, la “colpa” , se così si può definire, risiede nelle letture fatte inconsapevolmente nell’infanzia e nell’adolescenza, e penetrate così a fondo nel nostro essere da condizionare tutte le scelte future.

Ma andiamo con ordine.

Iniziamo da Andersen e da “Il soldatino di stagno” . Per chi non se la ricordasse il protagonista è un soldatino di stagno privo di una gamba che si innamora di una ballerina di carta, il loro amore ovviamente è contrastato da un pupazzo a molla, a forma di diavolo, che getta loro una maledizione. Il povero soldatino è condannato ad affrontare varie peripezie prima di tornare dall’amata… ma poi viene gettato nel fuoco; qui interviene una fata buona , buona ???, che decide di aiutare i due amanti a coronare il loro sogno d’amore , non salvando però il soldatino dalla fiamme ma gettando in esse anche la ballerina. Morale: un amore vero finisce solo in tragedia se ci sono 24 soldatini belli ed aitanti tu ballerina di carta ti innamori dell’unico senza una gamba.. Sì perché la “normalità” è in fondo un elemento negativo, noioso, da rifuggire e criticare, e qui mi vengono in mente i Fratelli Grimm , che nella fiaba “Monocolina, Biocolina, Triocolina” raccontano i soprusi vissuti da Biocolina, bambina nata banalmente con due occhi, che patisce il disprezzo delle sorelle (una con occhio e una con tre) e dei genitori perché troppo uguale alla gente comune.

Riguardo alla bellezza di un amore tragico, volete non parlare della poesia di due corpi di carta che bruciano all’unisono e delle ceneri che rimangono unite per l’eternità ? Amore a lieto fine, ma con implicazioni psicologiche ben più profonde, è quello de “La Bella e la bestia” , fiaba in cui si narra di come l’amore puro di una donna possa sciogliere un terribile incantesimo e ritramutare una bestia in un principe. Tradotto nella realtà significa inculcare nella nostra mente la sindrome del “IO TI SALVERO’” (forse l’aveva letta anche Hitchcock): non importa quanto scontroso, cattivo e difficile un uomo sia in apparenza, il nostro amore lo cambierà e diverrà l’essere migliore del mondo. Inoltre, vogliamo mettere il fascino di un essere misterioso e quasi bestiale con quello del bello e scontato principe azzurro che viene e ti porta via? Non siamo bambolette al palo in attesa di essere salvate ma donne intraprendenti che immettono tutta la loro energia nel tentativo di conquistare e soprattutto cambiare l’uomo dei loro sogni. Tralascio di descrivere le conseguenze fatali di queste rosee aspettative, perché si sa gli uomini non cambiano.

Ma questo era solo l’inizio, il vero danno si compie con l’entrata in scena di lui: Heathcliff , conosciuto da me malauguratamente all’età di tredici anni. L’uomo tenebroso e misterioso per antonomasia ( protagonista di “Cime tempestose”) , dalla provenienza ignota, povero, violento, rude, selvaggio ma capace di vivere un amore assoluto che trascende anche la morte. Lui e Catherine si amano fin da bambini, legati da un legame inscindibile, nonostante le differenze sociali, la separazione, il matrimonio di lei con un altro (quello rassicurante e noioso) fino alla morte prima dell’una e poi dell’altro. Un’ossessione continua che coinvolge persino i fantasmi e che si concluderà con un bel lieto fine.. con la vicinanza delle bare e quindi dei due spiriti. Come non sognare di vivere sentimenti assoluti, nel fisico e nella mente, tra dolori lancinanti ed attimi di estasi, il tutto in un contesto di violenza, pazzia, egoismo e vendetta? Non importa ciò che accade, perché amor vincit omnia. Speriamo così di vivere un amore assoluto e doloroso per poter dire anche noi come Catherine :” io SONO Heathcliff! Lui è sempre sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere. “ e poi lasciarci morire di dolore… Credo che la sindrome da “Cime tempestose” sia di gran lunga la più difficile da curare, ed una volta ammalati è difficile uscirne, seppur dopo anni di storie fallimentari, sedute psicanalitiche e tentativi di lavaggi del cervello. Il cuore tende sempre a prevaricare sulla ragione nell’ennesimo tentativo di gettarsi nella braccia di ogni nuovo “Heathcliff” nella speranza che, nel mentre, si tramuti nell’uomo affidabile che ogni mamma vorrebbe al nostro fianco.

Mi chiedete se esiste una cura per tutto ciò? Ad oggi non è stata scoperta, si consiglia però di guardare i vecchi film di Doris Day e Sandra Dee che illustrano le caratteristiche della perfetta mogliettina e studiarli a fondo… chissà … forse così ci convinceremo che quella è la vita dei nostri sogni.

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