Cosa leggeremo alla cena letteraria di Luglio?

Booklovers Adorati,

come ogni anno, abbiamo il desiderio di chiudere i nostri incontri con una bella cena estiva che si terrà il 17 luglio. Saremo ospiti di coloro che ormai per noi sono una garanzia: L’Osteria la Voliera. 

Ad accompagnare la nostra cena ci sarà la chiacchierata su un grande classico della letteratura: Le affinità elettive di Johann W. Goethe.

Vi ricordiamo che la cena a letterari è a numero chiuso (max 10 persone) e necessita di prenotazione obbligatoria. Troverete presto ogni informazione sulla nostra pagina Facebook.

A breve troverete anche l’evento sulla nostra pagina Facebook Lasciate stare Oscar Wilde

Annunci

A giugno parleremo di…

Booklovers Adorati,

grazie alla vostra votazione a giugno leggeremo “Camminare” di Thomas Bernhard edito da Adelphi

Ci vedremo Martedì 19 Giugno al  Panificio Davide Longoni in Via Tiraboschi, 19 a Milano dale ore 19.00 in poi.

A breve troverete anche l’evento sulla nostra pagina Facebook Lasciate stare Oscar Wilde

 

camminare

Camminare di Thomas Bernhard

Scegliete il libro di Giugno 2018

Booklovers del cuore,

siete chiamati alle armi, quindi vedete di combattere per il vostro libro. Votate quello di cui parleremo a giugno e fatelo BENE.

Vi aggiorneremo sulla data e il luogo dell’incontro quanto prima, voi continuate a seguirci!

Il sondaggio lo trovate alla fine dell’articolo:

Un incantevole aprile di Elisabeth Von Armin edito da Fazi 

 

un incantevole aprile

Il romanzo racconta la storia di quattro donne inglesi che affittano per un mese un castello in Italia per trascorrervi una vacanza e sfuggire così al tedio delle loro vite in Inghilterra; i risultati saranno positivi.

La vicenda inizia in un club femminile di Londra, in una giornata fredda e uggiosa di febbraio, quando la signora Wilkins legge il seguente annuncio economico sul Times:

« Per gli amanti del glicine e del sole. Piccolo castello medievale italiano sulle coste del Mediterraneo affittasi ammobiliato per il mese di aprile. Servitù inclusa. C.P. 1000, “The Times” »
(Elizabeth von Arnim, Un incantevole aprile; trad. di Luisa Balacco, 1993, ISBN 978-88-339-0791-8, p. 9)

Proprio quando la signora Wilkins comincia a immaginare se stessa in questo castello, si accorge che un’altra socia del club, la signora Arbuthnot, sta leggendo lo stesso annuncio. La signora Wilkins inizia a conversare con la signora Arbuthnot e nasce tra di loro il progetto per prendere in affitto il castello. Non essendo ricche, le due donne decidono di invitarne altre due per diminuire le spese; vengono perciò associate una anziana e altezzosa vedova, la signora Fisher, e Lady Caroline Dester, una giovane ed elegante aristocratica desiderosa di trascorrere una vacanza in relativa solitudine.

Dopo qualche giorno di vacanze, il clima mite e il paesaggio italiano migliorano l’umore delle donne. Le due donne sposate, le quali sono peraltro insoddisfatte del loro matrimonio e hanno organizzato la vacanza soprattutto per allontanarsi dall’ambiente familiare, decidono di invitare i propri mariti. Giungono pertanto al castello dapprima il signor Wilkins, un avvocato alquanto soffocante ed egocentrico, e poco dopo il signor Arbuthnot, uno scrittore di libri pornografici donnaiolo (in Inghilterra era uno dei corteggiatori di Lady Caroline). Giunge anche Briggs, il proprietario del castello, il quale stringe amicizia con la Lady Caroline. Al termine della vacanza, l’anziana signora Fisher pianta nel giardino del castello il proprio bastone da passeggio perché fiorisca.

“Camminare” di Thomas Bernhard edito da Adelphi

camminare«Mentre io, prima che Karrer impazzisse, camminavo con Oehler solo di mercoledì, ora, dopo che Karrer è impazzito, cammino con Oehler anche di lunedì … ho salvato Oehler dall’orrore … perché non c’è nulla di più orribile del dover camminare da soli di lunedì»: bastano poche frasi, ad apertura di pagina, a immergerci nel flusso ipnotico della scrittura di Thomas Bernhard. Ma perché, e quando, Karrer è impazzito? Forse, dice Oehler (che come molti personaggi di Bernhard è contagiato da una «micidiale tendenza al soliloquio» e al «meditare sino allo sfinimento su cose insolubili»), c’entra il suicidio dell’amico Hollensteiner – il chimico annientato dalla «bassezza» dello Stato austriaco, che «nulla odia più profondamente di chi è fuori dall’ordinario». O forse l’aver esercitato sino in fondo «l’arte di esistere contro i fatti» – di esistere, cioè, «contro ciò che è insopportabile e contro ciò che è orribile». Al momento in cui Karrer ha varcato «il confine della pazzia definitiva», Oehler ha assistito personalmente: ed è, quella che racconta con precisi, ossessivi, grotteschi dettagli, una sequenza di irresistibile e insieme tragica comicità che fa pensare a certe pagine di Kafka. In Camminare la prosa labirintica di Bernhard ha toccato una vetta di corrosiva perfezione.

Vota il libro di Maggio 2018

Cari Booklovers ,

torniamo coi nostri classici sondaggi per scegliere il libro da leggere. Questa volta scegliamo il libro di Maggio.

Come sempre la scelta sta a voi. Votate bene!

Troverete il sondaggio alla fine del post.

Michela Murgia – Accabadora

Premio Campiello 2010. Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come “l’ultima”. Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. “Tutt’a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili’e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia”. Eppure c’è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c’è un’aura misteriosa che l’accompagna, insieme a quell’ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell’accabadora, l’ultima madre.

Marie aspetta Marie – Madeleine Bourdouxhe

Chi ha letto La donna di Gilles sa che non c’è un’altra scrittrice capace come Madeleine Bourdouxhe di raccontare gli sbigottimenti e le lusinghe dell’amore: senza sbavature né svenevolezze, ma con un’intensità e un’evidenza che hanno qualcosa di lancinante.

In questo secondo romanzo della Bourdouxhe (che Jonathan Coe ha definito «una delle più belle scoperte letterarie degli ultimi anni») non siamo più nella grigia e fuligginosa periferia di Liegi, bensì nella douceur de vivre della Parigi della fine degli anni Trenta; e se Élisa, la struggente protagonista della Donna di Gilles, viveva nell’attesa, nel dono di sé, nella devozione assoluta per un marito di cui tutto sapeva accogliere e perdonare, Marie (che pure ama profondamente il suo, di marito) scopre la violenza della passione quando, su una spiaggia della Costa Azzurra, incrocia lo sguardo di un ragazzo di vent’anni dalle spalle sottili, i fianchi stretti e le lunghe gambe abbronzate. Un pomeriggio si incontrano, come per caso, su un sentiero che costeggia il mare e, su un pezzetto di carta che lei non getterà, lui scrive un numero di telefono. Che Marie chiamerà, tornata a Parigi, dalla cabina telefonica di un caffè. In una breve Nota all’edizione Gallimard della Donna di Gilles, Madeleine Bourdouxhe aveva scritto: «L’annientamento nell’amore: un po’ la storia di tutte le donne», ma qui la prospettiva è cambiata, e il suo sguardo segue con vibrante complicità il percorso di una donna che affronta, con un’audacia che quasi la stupisce, «l’intransigenza del desiderio». E che alla fine del libro, a chi le chiede il suo nome, risponde di chiamarsi Marie – «Marie e basta».

VOTA QUI