GLI INCONTRI DI MAGGIO

IMG_2875Le Mille luci di New York” è stato oggetto dei nostri incontri di maggio.

Un libro che ha diviso molto, riuscendo certamente nell’intento dello scrittore Jac McInerney, il quale, con il suo stile scarno e minimalista, ha lasciato molto spazio alla critica di noi lettori.

A qualcuno non ha suscitato alcuna emozione; una cronaca insipida di un inetto, di un disadattato, di uno che, in maniera insopportabilmente superficiale, stava buttando via i propri giorni.

Altri invece, hanno avvertito tutta l’inquietudine di un uomo  perso, abbagliato da una città che può essere crudele, un lavoro insoddisfacente, una relazione fallita miseramente con un abbandono da parte della  moglie. Lui “reagisce” con una vita sregolata, volta ad offuscare tutto il dolore e la disperazione, anestetizzando tutto  con qualsiasi tipo di droga e alcol.

L’evoluzione del libro ha ulteriormente diviso le opinioni dei nostri lettori: qualcuno ha intravisto la redenzione e la speranza per questo ragazzo della provincia americana, soprattutto verso le ultime pagine del libro, quando finalmente lascia l’abbandono della moglie alle sue spalle e comincia ad aprirsi al lutto per una madre morta per un cancro: perdita mai elaborata, ma placata grazie allo stordimento continuo. C’è un momento simbolico nel libro,  quando alla fine di una lunga notte brava, lui sente finalmente l’odore del pane, riacquista l’olfatto bruciato dalla cocaina, e quel profumo lo riporta immediatamente alla sua infanzia. Cede i sui amati Rayban per quel tocco di pane e affronta le luci della città ad occhi scoperti.

Altri, invece hanno interpretato un finale ben più crudo: un’altra delirante promessa che a fine giornata non manterrà mai.

Quello che stupisce di questo libro è sicuramente il tipo di narrazione, ovvero l’utilizzo della tecnica della seconda persona. Uno stile perfetto per quelle storie  in cui si presenta un bivio, dove il lettore deve immedesimarsi e sentirsi lui stesso il protagonista.

Inoltre, è stato curioso scoprire che il protagonista ha soli 24 anni, dopo che per pagine e pagine ha descritto la sua vita come se fosse giunta al termine, come se avesse già 60 anni e non tutta una vita davanti a sé.

Il titolo originale del libro è “Bright light, Big city”.

Anche alla fine di questi due incontri possiamo affermare quanto sia bello leggere un libro con tanti occhi diversi, confrontarsi con posizioni diametralmente opposte, e se il libro piace o meno diventa comunque ininfluente.

Vi lasciamo con un quesito: MA COME SI CHIAMAVA IL PROTAGONISTA?

Ce lo direte durante gli incontri di Giugno.

Le mille luci di New York

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TWIST ON CLASSIC: di’ loro cosa bevi e ti diranno chi sei

11025817_362897557230255_2494363548765528222_n Cari Booklovers, può capitare che se ci troviamo particolarmente bene in un posto, poi si decida di tornare. Infatti, lunedì 25 Maggio ci incontreremo nuovamente al Twist On Classic per parlare del libro “Le Mille Luci di New York” di Jay McInerney. Vi vogliamo riportare la filosofia di questo posto speciale:

Twist on Classic è una villetta georgiana in mezzo a due palazzoni moderni, come il 221b di Baker Street. È un’ora di pioggia in una giornata afosa, una giornata di scirocco in pieno inverno. Twist on Classic è una vecchia foto in un libro dimenticato, l’aforisma che ti illumina il pomeriggio. Twist on Classic è il vinile ritrovato sulla bancarella dell’usato, la musicassetta riparata con la bic. Twist on Classic è l’atmosfera che hai nel cuore, il salotto fuori casa, la sfumatura rosa tra le parole “vorrei” e “da bere”. Twist on Classic siamo noi che proponiamo drink insoliti che si ispirano ai grandi classici.

Avete un classico preferito? Loro te lo ritwistano! Vi aspettiamo sempre numerosi, GIA’ LETTI O MENO Contatti: Il Twist on Classic è direttamente sul Naviglio Grande di Milano, a pochi passi dalla Darsena. Più precisamente, in Ripa di Porta Ticinese 13. Aperti tutti i giorni! Dal lunedì al venerdì dalle 18.00 alle 2.00 Sabato e domenica dalle 15.00 alle 2.00 Per informazioni e richieste, chiamare allo 02 39814083. Oppure scrivire a drink@twistonclassic.com

LASCIATE STARE OSCAR WILDE

….Era silenziosa, isolata, visibile solo dal mare. Il corpo abbronzato. I seni, nascosti, erano pallidi; aveva una sottile striscia bianca intorno ai fianchi, una striscia non più grande di una cravatta. Gli occhi erano chiari, le labbra incolori; era in pace. Aveva perso il desiderio di essere la più bella della festa, di conoscere gente famosa, di stupire. Il sole le scaldava le gambe, le spalle, i capelli. Non temeva la solitudine, non temeva la vecchiaia.

Estate a Amagansett – Nedra

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Domenico Starnone: i legami familiari

 Domenico StarnoneDomenico Starnone è nato a Saviano nel 1943. L’eclettico scrittore napoletano, passato dall’insegnamento al giornalismo, alla letteratura e, infine, alla scrittura per il cinema, ha scritto molti libri satirici sul mondo della scuola, sia dal punto di vista degli insegnanti che degli studenti. La sua opera è stata tradotta in greco, francese e tedesco. Alcuni saggi appaiono nelle raccolte Nuove servitù (1994) e Radici e nazioni (1992) per la collana La Talpa di Biblioteca di Manifestolibri. Ha scritto le introduzioni per Cuore di De Amicis (1993) e per Le Ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo (1994). Oltre che autore di sceneggiature (Del perduto amore diretto da Michele Placido, Tutto l’amore che c’è di Sergio Rubini e La guerra degli Antò di Riccardo Milani), Starnone ha visto diversi giovani registi italiani scegliere i suoi scritti come punto di partenza per il loro lavoro. Dai suoi libri sono state realizzate due commedie ambientate tra i banchi e gli studenti delle superiori: “La Scuola”, film di Daniele Lucchetti, “Auguri professore” di Riccardo Milani e il recentissimo e controverso film di Gabriele Salvatores “Dent”, presentato nel 2000 al Festival di Venezia. Dalle sue cronache scolastiche Daniele Lucchetti ha tratto lo spettacolo Sotto banco, con Silvio Orlando e Angela Finocchiaro. Ha collaborato tra l’altro con l’Unità, il Manifesto, Tango e Cuore.

“Niente è piú radicale dell’abbandono. Ma niente è piú tenace di quei lacci invisibili che legano le persone l’una all’altra. Un romanzo intensissimo e vero su come passiamo la vita a spaccare vasi e incollare cocci, e sulle forze primordiali e sotterranee che tengono in vita i matrimoni anche dopo l’amore”.

Starnone , come tanti nella letteratura italiana e non, utilizza il tema della famiglia per raccontarci la società, l’evoluzione dei suoi valori, e il confronto fra individui,  proprio a partire da chi ci vive accanto. “Lacci” è un titolo che rimanda alla metafora esplicita di un gesto infantile di quando i figli imparano ad allacciarsi le scarpe. Un titolo che raccoglie la solitudine e la tortura di quando la famiglia diventa un luogo troppo stretto, legami ambivalenti, fallimenti e tradimenti della fiducia: tutti elementi che si riversano inevitabilmente sui figli. Questa è la storia di Vanda, Aldo e i loro due figli.

Una storia raccontata a tre voci, ognuna delle quali rappresenta un passo importante della loro vita familiare. Un racconto tormentato di abbandoni, di cambiamenti lenti e di ritorni. Starnone ci regala la fotografia di una famiglia “rattoppata” cercando di spiegare il perchè a volte una “ricongiunzione” può essere più dolorosa  dello strappo stesso.

E a voi chi ha insegnato ad allacciare le scarpe?

Vi aspettiamo il 2 Marzo da Open e il 3 Marzo da Twist On Classic alle ore 19.00.

Cosa leggeremo a Marzo?

"Lacci" di Starnone

Booklovers adorati, siamo liete di annunciarvi che il libro più votato da voi nei giorni scorsi è “Lacci” di Domenico Starnone e come già anticipato, gli incontri si terranno il 2 e il 3 Marzo. A breve creeremo l’evento su Facebook a cui potersi iscrivere e vi sveleremo quali saranno i luoghi che ospiteranno gli incontri.

Vi lasciamo con una breve descrizione di “Lacci” edito da Einaudi nel 2014 e disponibile anche in versione ebook :

“Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie”. Si apre cosi la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all’inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent’anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale dell’abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.”