NON CITATE OSCAR WILDE

“Un giorno farai per me cose che hai in odio. È questo che vuol dire essere una famiglia”

Tratto da Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer

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Votate il libro di Dicembre

Booklovers del cuore,

a dicembre ci vedremo per un breve incontro con un breve libro per scambiarci dei brevi auguri di Natale.

Come ogni anno, l’incontro di dicembre sarà un’occasione per scambiarci anche un piccolo regalo grazie al nostro consueto SWIPE.

Se vi state chiedendo in cosa consiste, è molto semplice: ognuno di voi potrà  portare un libro impacchettato, metteremo tutti i libri sul tavolo e alla fine dell’incontro, ognuno potrà prendere il libro portato da qualcun altro.

Ma andiamo a vedere quali libri potranno accompagnare i nostri auguri di Natale.

Il tema che caratterizzerà il libro del mese di dicembre sarà DONNE INQUIETE.
Con questo tema vogliamo provare ad esplorare una parte dell’universo femminile, argomento tanto complicato quando abusato dalla comunicazione contemporanea. Per farlo ci faremo guidare da uno di questi due splendidi libri che potrete scegliere.
Come sempre trovate il sondaggio alla fine dell’articolo.

Colazione da Tiffany – Truman Capote

Colazione da Tiffany

Holly Golightly, la protagonista di questo estroso romanzo breve, è una cover-girl di New York, attrice cinematografica mancata, generosa di sé con tutti, consolatrice di carcerati, eterna bambina chiassosa e scanzonata. È un personaggio incantevole, dotato di una sorprendente grazia poetica. Intorno a lei ruotano tipi bizzarri come SallyTomato, paterno gangster ospite del penitenziario di Sing Sing, DJ. Berman, il potente agente dei produttori di Hollywood, il “vecchio ragazzo” Rusty Trawler, Joe Bell, proprietario di bar e timido innamorato…

Aneddoti infantili – Elsa Morante

La memoria è il terreno fertilissimo in cui affondano le radici questi racconti giovanili di Elsa Morante. Racconti scanzonati nei quali, come ha scritto Cesare Garboli, domina “il sorriso, la civetteria, la capacità di giocare e di mantenersi, nel gioco, intelligenti e innocenti”. Come quando Elsa organizza una recita di cui si fa regista, ma poi gli attori, venuto il momento, recalcitrano dirottando lo spettacolo verso il disastro; oppure quando a scuola scrive lettere d’amore infuocate a Lindbergh l’aviatore, firmandosi ” Velivola”; o quando, ancora, intrufolatasi di notte in cucina, sorprende la severa “Mademoiselle” mentre fuma il sigaro. Si tratta di “fantasie infantili” pubblicate tra il 17 giugno 1939 e il 20 gennaio 1940 sul settimanale “Oggi”, dove Elsa Morante tenne una rubrica intitolata “Giardino d’infanzia”: uno spazio in cui poté affinare il suo sguardo acuminato e la sua lingua corposa, e incarnare in un campionario di immagini e personaggi vivacissimi la sua vocazione precoce. “Mia madre raccontava, traboccante di legittima baldanza, che all’età di due anni e mezzo, girando intorno alla tavola, avevo composto il mio primo poema in versi sciolti. Ed io covavo un empio rancore contro di lei, che aveva partorito un simile prodigio”.

NON CITATE OSCAR WILDE

La voce di George si fece più cupa. Ripeteva le parole, cadenzate, come le avesse pronunciate tante volte. «Gente come noi, che lavora nei ranches, è la gente più abbandonata del mondo. Non hanno famiglia. Non sono di nessun paese. Arrivano nel ranch e raccolgono una paga, poi vanno in città e gettano via la paga, e l’indomani sono già in cammino alla ricerca di lavoro e d’un altro ranch. Non hanno niente da pensare per l’indomani». 
Lennie era felice. «È così, è così. E adesso dimmi com’è per noi». 
George riprese. «Per noi è diverso. Noi abbiamo un avvenire. Noi abbiamo qualcuno a cui parlare, a cui importa qualcosa di noi. Non ci tocca di sederci all’osteria e gettar via i nostri soldi, solamente perché non c’è un altro posto dove andare. Ma se quegli altri li mettono in prigione, possono crepare perché a nessuno gliene importa. Noi invece è diverso». 
Lennie interruppe: «Noi invece è diverso! E perché? Perché… perché ci sei tu che pensi a me e ci sono io che penso a te, ecco perché». 

Tratto da Uomini e topi di Steinbeck

Votate il libro di Novembre

Booklovers del cuore,

Il tema che caratterizzerà il libro del mese di novembre sarà L’ASPETTATIVA.

Ma cosa si intende per aspettativa? Ognuno di noi porta con sé un bagaglio di aspettative ovvero di previsioni create sulla base delle proprie esperienze passate, utilizzate per orientarsi nel futuro. Queste aspettative possono avere un ruolo adattivo, ma spesso, nell’unico e intersecato contesto delle relazioni, possono essere ostacolanti.

Per voi abbiamo scelto due capolavori della letteratura:

[Sondaggio alla fine dell’articolo]

Uomini e topi di John Steinbeck

Uomini e topi (Of mice and Men nel titolo originario) è un romanzo breve di John Steinbeck (1902-1968), considerato uno dei massimi esponenti della letteratura americana del Novecento e vincitore del premio Nobel per la Letteratura nel 1962. Steinbeck è inoltre considerato uno dei principali autori della cosiddetta “Generazione perduta”, insieme con Hemingway, Scott Fitzgerald, Eliot, Dos Passos ed Erich Maria Remarque. L’opera, pubblicata nel 1937 ed in parte ispirata all’esperienza autobiografica dell’autore (che in gioventù lavora come lavoratore stagionale), è ambientata in California durante gli anni della Grande Depressione successiva alla crisi di Wall Street dell’ottobre del 1929. Tra i temi del romanzo ci sono l’amicizia virile, l’illusione del “sogno americano”, la solitudine e il senso del destino.

Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro

L’autore, premio Nobel del 2016 ripercorre l’ Estate del 1956, Inghilterra. Stevens non ha mai lasciato Darlington Hall per così tanto tempo. Figlio di un maggiordomo, lavora anche lui come maggiordomo da una vita, prima a servizio di Lord Darlington e solo successivamente del nuovo proprietario della grande villa, l’americano Mr. Farraday. È quest’ultimo che invita l’anziano dipendente a farsi un viaggio, approfittando di un suo rientro per qualche mese negli Usa. “Spero sia chiaro Stevens che non mi aspetto che te ne rimanga chiuso in questa casa per tutto il tempo in cui starò via. Perché non prendi la macchina e non te ne vai a fare un giro, per qualche giorno? A vederti hai tutta l’aria di uno che ha bisogno di una vacanza”. Stevens riflette, non è da lui. Ma alla fine decide di raccogliere questo consiglio e di mettersi in macchina verso la Cornovaglia. È l’occasione per visitare Miss Kenton che in passato era stata governante nella prestigiosa magione e che ora si è sposata e trasferita là. Stevens però è convinto che dovrebbe tornare a Darlington Hall a far parte del personale di servizio. Chissà non riesca a convincerla, pensa. Stevens, sempre irreprensibile, più simile a un soldato che a un maggiordomo, ritiene che insita nella sua mansione ci sia un’etica, una devozione dalla quale mai ci si deve allontanare. Talmente ligio al lavoro da soffocare qualsivoglia sentimento, era stato capace perfino di trattenersi dal pianto alla morte di suo padre: non solo, informato del decesso, non interruppe nemmeno il servizio perché troppo impegnato in un sontuoso banchetto di Lord Darlington. In macchina verso la Cornovaglia, Stevens ha l’occasione per ripensare a questo e a tanti altri momenti della sua vita, per riflettere sul suo rapporto con Miss Kenton, per ragionare su Lord Darlington e le tante persone passate per la magione in quegli anni; ricevimenti, convegni, in cui spesso e volentieri comparvero personaggi rivelatisi poi chiave all’interno della Germania hitleriana. Con questo viaggio Stevens fa i conti col suo passato. Lui, che del suo datore di lavoro ha sempre giustificato ogni atteggiamento. Lo ha sempre compreso o si è forse imposto di comprenderlo. Forse però ha fatto finta di non vedere, ha volutamente ignorato, la sua decisa simpatia per ciò che si è rivelato il più crudele abominio della storia contemporanea, il nazismo…