Gli incontri di settembre

Ad inaugurazione dell’anno libresco 2015-2016, ci siamo incontrate per parlare di Fiori Artificiali, un libro di Ruffato.

Splendida l’accoglienza dei due posti per veri booklovers: il Casa mia dove ci sentiamo davvero a casa nostra e il Potafiori, un nuovo interessantissimo locale di Milano che vi consigliamo molto.

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Il libro non ha convinto tutti i nostri lettori che non sono stati molto soddisfatti dalla struttura a racconti che alcuni hanno ritenuto troppo slegati tra loro. Riconoscersi in questo narratore quasi asettico è stato molto complicato per alcuni, che tra l’altro hanno sofferto un po’ il fatto che le storie finissero in maniera tronca, senza dirci come esse abbiano avuto un impatto sul protagonista o, più semplicemente, come siano andate a finire.

Ad essere affascinati da queste storie invece, sono stati alcuni di coloro che hanno avuto una esperienza di viaggio solitario e un po’ malinconico. Lo scrittore/narratore si annulla nelle storie degli altri finendo per non averne una sua, per non esistere all’interno delle pagine di questo libro che parlano di lui senza mai parlarne davvero, eppure dicendo qualcosa di quest’uomo che si sente sconfitto dal tempo, già morto prima ancora di aver vissuto davvero. Alcuni dei nostri lettori hanno apprezzato questo espediente perché sono riusciti ad immergersi nella storia identificandosi con un Dorio Finetto che, essendo senza personalità, poteva essere trattato come una maschera da indossare per vivere a pieno il libro. Altri, proprio per questo, non sono riusciti ad entrare fino in fondo nel libro, trovandolo apatico, non coinvolgente, a tratti poco comprensibile.cover

Alcuni racconti sono pieni di pathos e di quell’atmosfera tipicamente sudamericana che li rende quasi impalpabili, coperti da un alone di irrealtà, eppure così vividi a volte persino crudi.

Una donna parigina che lascia tutto per il tango; un uomo che cerca suo padre per rimanerne deluso; una donna che muore per la sua bellezza, un uomo che governa il tempo decidendo di morire solo quando sarà il momento, il luogo.

Che sia piaciuto o meno, come sempre il nostro gruppo di lettura è stato animato da splendidi discorsi a conferma del fatto che è meraviglioso condividere un libro con chi se ne interessa davvero.

Ci vediamo ad ottobre con Soffocare!

A presto.

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LUIZ RUFFATO: Una penna originale della letteratura brasiliana contemporanea

luiz_ruffato_1_c_marcia_zoetLuiz Ruffato nasce1961 a Cataguases, nello stato di Minas Gerais, Brasile. Prima di diventare uno scrittore, ha venduto pop-corn, ha fatto il cameriere, il commesso, l’operaio in un’industria tessile, il tornitore metallurgico, il giornalista, il libraio e il ristoratore. Oggi è unanimemente considerato il romanziere più interessante e originale della letteratura brasiliana contemporanea. Tradotto, pubblicato e pluripremiato in diversi paesi, Ruffato è riuscito nel giro di pochi anni a imporsi nel panorama letterario internazionale, raccontando un Brasile diverso, lontano dagli stereotipi e ancora tutto da scoprire per i lettori italiani.

Fiori artificiali è un libro che vuole ridare voce a vite marginali, che da importanza alla serendipità, alle esistenze che si incontrano sul proprio cammino. Sentimenti in continuo mutamento, parole nevrotiche, destinazioni quasi casuali: Uruguay, Brasile, Argentina, Libano, Cuba, Timor Est, Germania, destinazioni che grazie alla precisione descrittiva e alle invenzioni linguistiche dell’autore latinoamericano vorresti fossero molto di più.

Una storia che parla di esseri umani ed un inno all’ascolto del vissuto degli altri, attraverso i quali si racconta la propria esistenza.

Vi aspettiamo lunedi 28 e martedì 29 già letti o meno. Anche molto meno!

NON CITATE OSCAR WILDE

E lui legge per loro, come ogni sera, come se le annaffiasse, come se smuovesse la terra intorno ai loro piedi. Ci sono storie che non ha mai sentito, e le altre che conosce dall’infanzia, quei passaggi obbligati per tutti. Qual è il vero significato di queste storie, si domanda, che parlano di creature che non esistono più neppure nell’immaginazione: principi, tagliaboschi, onesti pescatori che vivono in una capsula. Vuole che le sue bambine abbiano una vita antica e una vita moderna, una vita che sia indivisibile da tutte le vite passate, che da essa cresca, la superi, e un’altra che sia originale, pura e libera, che sia al di là del pregiudizio che ci protegge, della consuetudine che ci plasma. Vuole che conoscano sia la degradazione  sia la santità, l’una senza umiliazione, l’altra senza ignoranza. Le sta preparando per questo viaggio.

Tratto da “Una perfetta felicità” di James Salter

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NON CITATE OSCAR WILDE

La realtà del viaggio stava nella ripetizione dei piccoli gesti quotidiani, come coricarsi la notte, alzarsi la mattina, bere il caffè nero dalle tazze di latta bollenti, riporre il sacco a pelo sui cavalli sempre più stanchi, avanzare insensibili con passo sempre uguale lungo la prateria che non cambiava mai aspetto, abbeverare le bestie a mezzogiorno, mangiare gallette dure e frutta secca, riprendere il cammino, accamparsi a tentoni nel buio, divorare fagioli e pancetta alla luce del falò senza neanche sentirne il sapore, bere altro caffè e rimettersi a dormire.

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